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Una giornata particolare

Scritto da Ivano Albanesi on .

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Molte volte ci si ritrova a parlare di come oramai le gare podistiche per amatori siano diventate soprattutto un business per gli sponsor, i quali, a nostre spese, ricavano lauti guadagni per i loro marchi.

Ne siamo tutti più o meno abbastanza infastiditi da quest’andazzo, consapevoli anche di essere pedine di un ingranaggio ben oliato e che la beneficenza in favore di qualche ente bisognoso di fondi è soltanto parte del corollario, se non un espediente.

Però poi ci ritroviamo tutti nelle routines delle gare, tutte standardizzate nella loro organizzazione: iscrizione con ampio margine di tempo, pacco gara (sempre più scarno) e via… la domenica mattina tutti pronti, inscatolati come sardine, attenti a non farsi male alla partenza per la ressa, presi come siamo, a ripassare mentalmente la media al chilometro, quella al passaggio intermedio, ecc.

Quella di domenica 8 maggio a Villa Pamphili è stata invece, proprio da questo punto di vista, una domenica davvero particolare, sui generis forse per me, poiché non è molto che mi sono avvicinato alle corse amatoriali, mentre fino a qualche tempo fa, a detta dei “veterani” erano queste tipo di corse la norma.

E pensare che ero stato abbastanza riluttante a partecipare, sdegnando in genere le corse “troppo brevi”. Si trattava infatti di una 5 chilometri.

Convinto invece da Gianni l’avvocato ci ritroviamo io, lui e Joseph davanti alla Villa.

Basta guardarsi intorno per rendersi conto di come l’atmosfera di questa gara sia del tutto differente da quelle sopra descritte. Non c’è alcuna tensione, non si percepisce alcuna ansia da prestazione, al contrario c’è soltanto allegria e comune consapevolezza di dover partecipare ad una piacevole competizione.

Le iscrizioni si fanno sul posto: ci rechiamo al banchetto delle iscrizioni, diamo agli organizzatori i nostri nomi e ci viene consegnato il pettorale. L’offerta è libera, da mettere direttamente nel salvadanaio, o meglio nel classico dindarolo di coccio.

Il ricavato andrà alla L.I.C.E., la lega italiana contro l’epilessia. L’impressione che ne ricavo confermata dai miei amici, è che in questo evento, la beneficenza si coniuga con la solidarietà: valori autentici, non rituali o, peggio ancora, mistificati.

La nostra impressione poi, si rende palpabile quando incontriamo il testimonial della manifestazione e della L.I.C.E:, un campione dell’Atletica italiana: Salvatore Antibo. Vale la pena ricordare brevemente le sue gesta di maggior rilievo. 4° nei 10.000 alle olimpiadi di Los Angeles (’84); argento a Seoul (’88), sempre nei 10.000; oro agli Europei di Spalato (’90) nei 5.000 e 10.000; 1° alla Coppa del Mondo nei 10.000 (’89) due ori un argento e un bronzo in Coppa Europa. Ai mondiali del 1991 a Tokio è il grande favorito: dopo un’improvvisa crisi però, Totò scivola all’ultimo posto ed entra ufficialmente nel tunnel della malattia che lo porterà dalle stelle alle stalle.

Lo avviciniamo per chiedergli una foto per il sito della nostra società, e lui si presta volentieri.

Poi ci chiede se lo accompagniamo nel riscaldamento pre-gara. Ovviamente accettiamo.

In quei dieci minuti riesce a farci ben comprendere il calvario che subisce chi è affetto dalla sua malattia. Le persone che ne sono colpite, infatti, ci dice Totò, oltre ai problemi fisici e invalidanti, devono affrontare anche lo stigma e il pregiudizio di coloro che incontrano e di chi in qualche modo è coinvolto nella loro malattia.

Antibo però, nonostante nel giro di poco tempo ha visto crollare il suo mondo, quello dell’Atletica ad altissimi livelli, ha saputo reagire, non ha mollato, si impegna e corre ancora per divertimento, per il gusto di farlo. Non ha perso la passione per il suo sport, nonostante tutto, ha rallentato il ritmo, ma vince ancora e lo fa proprio per essere da esempio per chi è nella sua condizione.

Poi…. VIA, SI PARTE!

All’arrivo siamo davvero soddisfatti di aver vissuto, con la complicità della stupenda cornice di Villa Pamphili, una bella giornata davvero.

Ah, già, dimenticavo, i nostri tempi: beh, la corsa ci è andata niente male.

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