La storia della nascita del parco di Villa De Sanctis, inizia con la costituzione del Comitato per il Parco Labicano avvenuta nel gennaio 1993; successivamente sono state avviate ed organizzate importanti iniziative per promuovere e sollecitare la realizzazione dello stesso parco, tra cui, a maggio 1993, un'occupazione simbolica di parte dell'area ed il 27 maggio 1994 un incontro-dibattito presso la sala consigliare della VI Circoscrizione, che aveva come tema "Villa De Sanctis tra passato e presente: tesori artistici di Roma antica, tesori ambientali della Roma di oggi". Il Comune di Roma, nel 22 settembre 1994 inizia lo sgombero dei terreni dagli sfasciacarrozze, qualche officina ed un'autocarrozzeria. Quest'operazione non é indolore si sono anche verificati blocchi stradali. Il Comune si impegna a trovare aree alternative per le attivitá in regola. Seguono lavori di recinzione e bonifica dell'area. Il 5 novembre 1994 più di mille cittadini partecipano alla festa per l'inaugurazione dei primi 3 ettari aperti al pubblico. Entrando nel parco di Villa De Sanctis dall'ingresso all'angolo di Via Casilina con Via dei Gordiani si possono percorre i vialetti con bordure di lavanda. Nelle zone a verde, delimitate dai vialetti, sono stati impiantati alberi del clima mediterraneo come gli ulivi o realizzate aiuole fiorite . Si puó dirigersi a destra, ed allora si incontrano i tradizionali giochi in legno per i bambini (ai quali si puó comunque accedere anche direttamente da via dei Gordiani, da un passaggio vicino al parcheggio auto). Se si va a sinistra si raggiunge uno spiazzo, piú vicino alla Casilina, dove i bambini potranno salire in groppa a due simpatiche sculture: un elefante ed un orso. Dal 1997 é stata ristrutturata la villa che é diventata sede dell'Ufficio Cultura della VI Circoscrizione ed ha ospitato numerosissime iniziative, dibattiti, mostre di pittura, proiezioni di film, incontri. Nel parco dal 1998 si svolge ad ottobre la "Festa dello sport" che comprende gare podistiche su varie distanze per gli alunni delle scuole ed una corsa competitiva di 10 km che partendo da Villa De Sanctis raggiunge il parco dell'ex Snia e Villa dei Gordiani, per poi tornare al posto di partenza. Nel mese di gennaio 2001 é stato completato lo sgombero dell'ultimo sfasciacarrozze ancora presente sul lato di via dei Gordiani. Il Servizio Giardini ha iniziato la bonifica dell'area e contemporaneamente sono stati piantati nuovi alberi. Per quanto riguarda gli edifici sono previsti prossimi lavori di ristrutturazione per allargare l'attuale sede degli Uffici cultura e creare il previsto Centro di Documentazione Archeologica. Nel 2008 sono stati eseguiti dei lavori sia di bonifica ed abbellimento dell'area sia di illuminazione del viale perimetrale della villa, rendendola piú sicura e vivibile.
Adesso un pó di Storia. Un tempo la zona oggi chiamata Torpignattara, al terzo chilometro della Via Casilina, non aveva un nome preciso. I Romani, molto genericamente, la chiamavano "Ad duos lauros", cioé "presso i due allori". Il nome attuale deriva dalla "Torre Pignatta" (Catasto Alessandrino del 1660-1668), quella che noi oggi chiamiamo Mausoleo di Sant'Elena. Il nome "Torre Pignatta" gli deriva dalle pile o pignatte (anfore) utilizzate durante la costruzione per alleggerire la volta. Secondo alcuni studiosi il mausoleo era destinato ad accogliere le spoglie dell'imperatore Costantino, anziché, come invece fu, quella di sua madre Elena. Tutta la zona "Ad duas lauros" (che si estende fino all'area dell'ex aeroporto di Centocelle) era una vero e proprio cimitero. In principio vi seppellirono gli "Aequites singulares" (le guardie imperiali a cavallo) poi, dalla seconda metá del III secolo i martiri cristiani in una rete di cunicoli che costituiscono la Catacomba dei Santi Marcellino e Pietro. La zona era anche ricca di villae. Nell'area dell'ex aeroporto di Centocelle sorgeva quella imperiale della madre di Costantino ed una di dimensioni minori; i resti di entrambi sono stati parzialmente distrutti con la realizzazione delle piste nel 1926. Ora, dopo ulteriori scavi, i resti delle due ville fanno parte del costruendo Parco Archeologico di Centocelle.


La basilica funeraria
In epoca costantiniana (intorno al 320 d. c.) accanto alla catacomba sorse una basilica funeraria dedicata sempre ai Santi Marcellino e Pietro, simile a quella di Villa dei Gordiani e di San Lorenzo fuori le Mura. La basilica, orientata ad est lunga 65 metri per 29 di larghezza, con la caratteristica pianta a forma di "circo", é divisa in tre navate da una serie di pilasti. Attorno ad essa sorsero una serie di mausolei: uno di questi, sul lato meridionale, era in corrispondenza della sottostante tomba di Marcellino e Pietro. Questo tempio ebbe vita relativamente breve: sembra che fosse ancora in uso nell'VIII secolo, ma poco dopo, nell'827, quando furono trafugate le salme dei martiri Marcellino e Pietro, inizió la decadenza fino al definitivo abbandono.
Mausoleo di Sant' Elena
Sulla facciata orientale della basilica, anche addossato, intorno agli anni 326-330, un grande mausoleo circolare. É qui che venne sepolta Elena, la madre di Costantino. Ad avvalorare l'ipotesi che inizialmente il mausoleo dovesse accogliere le spoglie dell'imperatore c'é il fatto che Elena fu sepolta in un grande sarcofago in porfido su cui sono scolpiti soggetti di battaglia che probabilmente si addicono meglio ad un imperatore (il sarcofago fu trasportato al Laterano nell'XI secolo, ed oggi é nei Musei Vaticani). Il mausoleo, oggi in parte crollato, ha un diametro esterno di 27,74 metri, che internamente scende a 20,18; originariamente era alto 25,42 metri. Nel cilindro inferiore aveva otto nicchie di forma, alternativamente, rettangolare e semicircolare. Una di esse costituiva l'ingresso; quella di fronte, piú ampia delle altre, posta ad est, doveva contenere il sarcofago dell'imperatrice. Nell'anello superiore, in corrispondenza delle nicchie si aprivano otto finestre ad arco. Il mausoleo aveva una copertura a cupola che venne alleggerita con l'inserimento, nella struttura, di anfore usate come materiale di costruzione, ora visibili per il parziale crollo. Abbandonato alla rovina dopo la traslazione delle reliquie di Elena nella chiesa dell'Ara Coeli al Campidoglio, fu usato nel Medioevo come fortilizio ed abitazione. Un ricordo della struttura fortificata é presente nella carta di Eufrosino della Volpaia del 1547, in cui é disegnata una torretta vicino ad un casale, con la denominazione "Santenina". Nella prima metà del XVII secolo fu costruita all'interno del sepolcro una chiesetta, ora sconsacrata. Al Mausoleo di Sant'Elena (ristrutturato negli ultimi anni) si accede dalla via Casilina, attraverso un piccolo viale adiacente l'attuale chiesa di San Marcellino.


La Catacomba dei Santi Marcellino e Pietro
La catacomba di Marcellino e Pietro che, con i suoi 18.000 mq articolati in tre livelli, é per grandezza la terza di Roma non gode di larga fama, anche se per bellezza delle pitture é forse al primo posto. Non essendo accessibile al pubblico (viene aperta infatti solo la prima settimana di giugno o su autorizzazione della Segreteria del Pontificio Ufficio, in via Napoleone III n. 1) é tra le meglio conservate. Si ritiene che la catacomba risalga al III secolo d. C. ed ebbe il massimo sviluppo nel IV, in coincidenza con l'istituzione dei cimiteri cittadini. Pietro era un esorcista e Marcellino un prete. Entrambi furono martirizzati sulla via Cornelia, in una localitá chiamata "Sylva Nigra" che, dopo la loro morte, fu denominata "Sylva Candida". I corpi vennero sepolti in una cripta di questa catacomba, dove vi rimasero fino al pontificato di Gregorio IV (826), quando vennero traslati in Francia e poi in Germania, dove ancora si trovano a Seligenstad, presso Magonza. La rete sotterranea é molto estesa in un complicato intreccio di cunicoli, articolandosi in varie regioni: quella principale comprende i sepolcri dei due martiri e si trova al primo piano l'unico ad essere stato identificato con certezza. Nella cripta dei santi Marcellino e Pietro si distinguono tre livelli: quello della galleria primitiva, dove furono deposti in due semplici loculi; quello del IV secolo quando fu costruita una basilichetta absidata ottenuta con l'abbattimento di precedenti gallerie; in fine il piano attuale del VI secolo. Al centro dell'aula é il sito con i due loculi. Le pareti, sia della cripta che delle gallerie adiacenti, sono ricoperte di iscrizioni graffite dai pellegrine che si recavano in visita. In un cubicolo a sinistra dell'abside si trova l'iscrizione in cui si dice che il cimitero "ad duas lauros" dipendeva dal titolo di S. Eusebio. La volta é decorata di pitture che rappresentano al centro il Salvatore nimbato con il libro dei Vangeli, seduto in trono tra S. Pietro e S. Paolo; sotto l'agnello sulla collina dalla quale scaturiscono i quattro fiumi apocalittici (Fison, Geon, Tigri ed Eufrate). Ai lati vi sono i quattro martiri piú venerati del santuario con incisi i loro nomi: GORGONIVS, PETRVS, MARCELLINVS, TIBVRTIVS (vittime della persecuzione di Diocleziano 284-305). É ancor oggi diffusa la credenza che nelle catacombe venissero sepolti i martiri cristiani, ma su questo non c'é alcun fondamento storico. Comunque, nei secoli scorsi, si dava per certo che vi fossero i martiri cristiani e per questo alcuni religiosi si recavano nelle catambe per raccogliere i resti dei presunti martiri e dargli nuova sepoltura nelle chiese. Una lapide conservata nella Basilica di Santa Maria in Trastevere ricorda una di queste operazioni. In essa si legge (tradotto): "Le ossa dei romani cristiani trovate sotto il marmo del cimitero di Sant'Elena sulla via Labicana (antico nome della Casilina) si trovano qui. Anno del Signore 1799". Le catacombe, che gli antichi usavano come cimiteri nel II e III secolo d. C., sono veri e propri labirinti che si allargavano sotto terra. Le catacombe erano lontane da Roma, perché, per legge, i morti non potevano essere sepolti dentro la cittá. Immagina delle cittá sotterranee e buie, cittá non per i vivi, ma per i morti. Scendendo per una scaletta di legno, ti trovi davanti ad un "cunicolo", un corridoio lungo; é cosí scuro che ti sembra di entrare nel regno dei morti! Ci sono cunicoli che si intrecciano da tutte le parti e non sai dove finiscono, sembrano tutti uguali. Nelle pareti di tufo sono scavate file e file di loculi. Quelli piú importanti hanno un archetto detto "arcosolio". Ci sono affreschi molto belli: alcuni sono raffinati, altri meno. Li dipingevano sull'intonaco ancora fresco veri pittori o il fossore che scavava i loculi, insomma il becchino. Se osservi bene lo trovi rappresentato in un affresco con una specie di uncino e un copricapo con attaccata una lanternina. Sembra di sentire ancora i colpi del suo piccone. Dagli affreschi capirai subito che i defunti erano cristiani: infatti vi é raffigurato il Buon Pastore (Gesú), il pesce (che significa che si crede in Gesù Salvatore), il pavone (l'anima immortale) e l'agnello (Gesú morto per noi). Alla fine della visita tutto il mondo ti sembra piú bello: il cielo, l'aria, la luce, i rumori e ti sentirai più felice di vivere!"

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  • via dei Gordiani, 5 - 00177 Roma
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